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vladyslava diyakon LA CASA DEL SALONE NERO

LA CASA DEL SALONE NERO

4 BT Vladyslava Diyakon

La Casa del Salone Nero

Storia e storia dell’arte

La casa del Salone Nero è considerata una delle più lussuose di Ercolano: al suo interno sono state ritrovate venti tavolette cerate, appartenenti a L. Venidius Ennychus, nelle quali erano riportate notizie come la sua eleggibilità ad augustale, la nascita di sua figlia e l’acquisto di una schiava; da questo ritrovamento si suppone che Ennychus potesse essere o il proprietario o un liberto che si occupava della casa. Così come il resto della città, la dimora venne seppellita sotto una colte di fango durante l’eruzione del 79: le prime indagini iniziarono per volere dei Borbone nel XVIII secolo tramite cunicoli, mentre le esplorazioni a cielo aperto si ebbero nella prima metà del XX secolo, in particolare nel periodo compreso tra il 1933 e il 1948, anche se caratterizzate da lunghi periodi di stasi. Altre campagne di scavo si ebbero tra maggio e luglio del 1961 e negli anni settanta quando un gruppo di archeologi canadesi studiò la zona del peristilio.La casa del Salone Nero ha una superficie di trecentonovantacinque metri quadrati ed è realizzata interamente in opus reticolatum, con l’aggiunta in alcune parti di opus incertum, mentre la pavimentazione è in cocciopesto nella zona dell’atrio, talvolta con l’inserimento di tessere di mosaico bianco e pezzi di marmo a forma geometrica, ed a mosaico nel peristilio e negli ambienti circostanti. L’ingresso alla casa avviene direttamente dal decumano maggiore e si presenta con una cornice in tufo, una soglia in calcare bianco e resti di legno carbonizzato dell’architrave e degli stipiti della porta; le fauci conservano alle pareti affreschi in secondo stile. La casa presenta la successione di vestibolo, atrio, tablinoperistilio: questo ha pavimento a mosaico nero e colonne disposte in modo che dalle stanze si vedesse il giardino.
Il ‘salone nero’, sul lato Ovest del peristilio, e le due diaetae (ambienti di soggiorno) sono dipinte in raffinato ‘IV Stile‘: nel ‘salone nero’, con pavimento a mosaico bianco, furono rinvenuti un tavolo di marmo e un pregiato larario (edicola) di legno, con capitelli marmorei (ora nell’Antiquarium).Il cocciopesto è un materiale edilizio utilizzato come rivestimento impermeabile per pavimenti sia interni che esterni, ma anche per il rivestimento di pareti. È composto da frammenti di laterizi (tegole o mattoni) minutamente frantumati e malta fine a base di calce aerea. Si posa in diversi strati, caratterizzati da diverse granulometrie, che vengono battuti e bagnati diverse volte. Gli antichi romani lo chiamavano Opus signinum, termine latino derivante dalla città di Segni (Signa), presso Roma, dove secondo antiche fonti fu inventato.Una delle caratteristiche dell’intonaco di cocciopesto, oltre alla capacità di far presa anche in ambienti non a contatto diretto con l’aria (idraulicità), era di essere colorato in pasta e pertanto poteva fare a meno dello strato colorato di tinteggiatura. Infatti gli intonaci a cocciopesto possiedono naturalmente un colore rosato, dovuto agli aggregati di terracottae al bianco della calce; potevano tuttavia essere trattati anche con velature di colore, sempre nella gamma dei rossi. Le fauci conservano alle pareti affreschi in secondo stile pompeiano.In questo tipo di pittura elementi come cornici e fregi con tralci vegetali cominciano ad essere dipinti invece che realizzati in stucco, riproponendo così, con abile gioco illusionistico di colori e ombre, ciò che durante il primo stile si realizzava in rilievo.

Rispetto al primo stile, l’innovazione è fornita dall’effetto di trompe l’œil che si crea sulle pareti, dove al posto dello zoccolo si dipingono in primo piano podi con finti colonnati, edicole e porte dietro i quali si aprono vedute prospettiche.

In questo periodo nacque così anche la figura del paesaggista, che, ad Ercolano e Pompei, dipingeva i particolari dei giardini, molto richiesti dai committenti. Vitruvio nel VII libro si dilungò a descrivere la pittura degli “antichi”, individuata come quella di primo e secondo stile: citò infatti, nell’ordine, l’incrostazione marmorea, poi uno stile a noi ignoto, con “cornicioni e riquadrature in giallo ocra”, variamente disposte tra loro. Il successivo stile (secondo) era secondo lui un’imitazione di vedute di edifici, colonne e frontoni sporgenti e, negli spazi più grandi, di esedre dove venivano raffigurate intere scene figurate, tragiche, comiche o satiriche; nelle galleria invece si usavano particolari paesistici (porti di mare, promontori, coste, fiumi, sorgenti, edifici, boschetti, montagne, pastori con greggi. Infine cita le “megalografie” (a soggetto determinato), con simulacri di divinità, favole mitologiche, guerre troianae o peregrinazioni di Ulisse.

Era anche in voga dipingere nature morte con cacciagione insieme a ortaggi e frutta; tali raffigurazioni si spiegano con l’usanza che c’era di inviare agli amici regali costituiti da generi alimentari crudi.

Le due diaetae son dipinte in raffinato quarto stile pompeiano  detto dell’illusionismo prospettico, si affermò in età neroniana e si distingueva dagli altri per l’inserimento di architetture fantastiche e di grande scenicità. Se gli stili precedenti sono caratterizzati da architetture plausibili, il “quarto stile”, invece (così come il “terzo stile”), presenta delle architetture improbabili, bidimensionali e puramente decorative, dal tratto fortemente calligrafico. Adoperando un paragone anacronistico, potremmo paragonare il “quarto stile” alla frivolezza e all’iperdecorativismo del rococò. L’inizio di questo stile è documentabile ad Ercolano e Pompei subito dopo il 60 d.C.: gran parte delle ville ercolanesi e pompeiane furono infatti decorate con pitture in questo stile dopo la ricostruzione della città a seguito del disastroso terremoto del 62 d.C.

Il quarto stile si caratterizza per una grande ricchezza ma nessun elemento nuovo. Si trattò infatti di un revival di elementi e formule decorative già sperimentate in precedenza: tornano di moda, infatti, le imitazioni dei rivestimenti marmorei, le finte architetture e i trompe-l’oeil caratteristici del secondo stile ma anche le ornamentazioni con candelabri, figure alate, tralci vegetali, caratteristici del terzo stile.

 

INGLESE

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La Casa del Salone Nero

Inglese

The home of the Black Hall is considered one of the most luxurious of Herculaneum : inside they were found , belonging to L. Venidius Ennychus , in which they  were given the news  as his eligibility to augustalis, the birth of her daughter and buying of a slave ; this discovery is supposed that Ennychus could be or the owner or a freedman that took care of the house .As well as the rest of the city ,the abode was buried under a mud  during the ‘eruption in 79’ : the first investigations began at the behest of the Bourbons in the eighteenth century through tunnels , while the open pit exploration occurred in the first half of the twentieth century , in particular during the period between 1933 and 1948,although characterized by long periods of stasis.
Other excavations occurred between May and July of 1961 and in the seventies when a group of Canadian archaeologists studied the peristilio.The area of home of Black Hall has a three hundred ninety-five square meters and is made ​​entirely in opus reticulatum , with the ‘ added in some parts of opus incertum , while the flooring is cocciopesto in the atrium area , sometimes with the inclusion of white mosaic tiles and marble pieces in geometric shape, and mosaic in the peristyle and surrounding environments.
The entrance to the apartment is directly from the decumanus and comes with a frame made ​​of tufa , a threshold in white limestone and wood waste charred lintel and door jambs ; the jaws retain the frescoes on the walls in the second style. The house presents the vestibule succession , atrium, tablinum peristyle : this has to black mosaic floor and columns arranged so that the rooms could be seen the garden.
The ‘ black room ‘ , on the West side of the peristyle , and the two diaetae ( living rooms ) are painted in refined ‘ fourth style ‘ : in the ‘ black room ‘ , with white mosaic floor , were discovered a marble table and a prized lararium ( newsstand ) of wood, with marble capitals (now in the Antiquarium ) .The cocciopesto is a building material used as waterproof coating for both indoor and outdoor floors , but also for covering walls .
It consists of fragments of tiles ( tiles or bricks ) minutely crushed and fine mortar made ​​of common lime. It is laid in several layers, each with different grain sizes , which are beaten and wet several times . The ancient Romans called it Opus signinum , the Latin term derived from the city of Segni (Signa), near Rome, where, according to ancient sources was invented. One of the characteristics of the plaster of cocciopesto, in addition to the ability to grip even in environments not in direct contact with the air ( water availability) , was to be colored in paste and therefore could do without the colored layer of painting .
In fact the plaster cocciopesto possess a pinkish color, due to the terracottae aggregates to white lime ; However, it could also be treated with color glazes, always in the red range.
The jaws retain the frescoes walls in second  Pompeian style.In this type of painting elements like plant with shoots cornices and friezes begin to be painted instead made ​​of stucco , thereby repeating , with clever optical illusion of colors and shades , that during the first style was realized in relief.
Compared to the first style, innovation is provided by the effect of trompe -l’oeil that is created on the walls , where instead of the base are painted first podiums floor with fake columns , kiosks and doors behind which there are perspective views.
The two diaetae are painted in refined fourth Pompeian style said prospective illusionism , established himself in the age of Nero and was distinguished from others by the inclusion of fantastic architecture.
The fourth style is characterized by a great wealth but no new element . It was in fact a revival of elements and decorative formulas already tested earlier: back in fashion , in fact , imitations of marble facing , the fake architecture and ornamentation with chandeliers , winged figures trompe – l’oeil of the second characteristic style but also , plant shoots , characteristic of the third style.

 

 

FRANCESE
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La Casa del Salone Nero

Francese

La maison de la salle noire est considéré comme l’un des plus luxueux de Herculanum : à l’intérieur ont été trouvés vingt tablettes de cire , appartenant à L. Venidius Ennychus , où ils ont reçu les nouvelles que son admissibilité à Augustalis , la naissance de sa fille et de la ‘ achat d’ un esclave ; cette découverte est censée Ennychus pourrait être le propriétaire ou un affranchi qui était en charge de la maison.
Aussi bien que le reste de la ville , la maison a été enterré sous une boue de culture lors de l’éruption de 79 : les premières enquêtes ont commencé à la demande des Bourbons au XVIIIe siècle à travers les tunnels , tandis que l’exploration en plein air a eu lieu dans la première moitié de la vingtième siècle , en particulier dans la période entre 1933 et 1948 , bien que caractérisée par de longues périodes de stase. D’autres fouilles ont eu lieu entre mai et Juillet de 1961 et dans les années soixante-dix , quand un groupe d’archéologues canadiens étudié la maison de quartier peristilio.La de Black Hall a un trois cent quatre-vingt -cinq mètres carrés et est entièrement réalisé en opus reticulatum , avec le ‘ ajouté dans certaines parties opus incertum , tandis que le plancher est cocciopesto dans la zone de l’atrium , parfois avec l’inclusion de carreaux de mosaïque blanche et des morceaux de marbre en forme géométrique , et la mosaïque dans le péristyle et les milieux environnants. Entrée à l’appartement directement à partir du decumanus et est livré avec un châssis en tuf, un seuil en blanc calcaire et déchets de bois carbonisé linteau et jambages de porte ; les mâchoires conservent les fresques sur les murs dans le second style . La maison présente la succession de vestibule , atrium , tablinum péristyle : cela a à sol en mosaïque noir et colonnes disposées de telle sorte que les chambres pourraient être vues sur le jardin.
La «chambre noire» , sur le côté ouest du péristyle , et les deux diaetae ( salles de séjour ) sont peintes dans raffinée «quatrième style ‘ : dans la « chambre noire » , avec le blanc sol en mosaïque , ont été découverts une table en marbre et un lararium prisé ( en kiosque ) en bois, avec des chapiteaux en marbre (aujourd’hui dans le Antiquarium ) .Le cocciopesto est un matériau de construction utilisé comme revêtement imperméable pour les sols intérieurs et extérieurs , mais aussi pour couvrir les murs.
Il se compose de fragments de tuiles ( tuiles ou briques ) minutieusement écrasé et fine mortier de chaux commune . Il est aménagé en plusieurs couches , chacune avec différentes tailles de grains , qui sont battus et humides à plusieurs reprises. Les anciens Romains l’appelaient signinum Opus , le terme latin dérivé de la ville de Segni ( Signa ) , près de Rome , où, selon les sources antiques a été inventé.  L’une des caractèristiques du plâtre de terre cuite , en plus de la capacité de prise en main , même dans des environnements pas en contact direct avec l’air ( disponibilité de l’eau ) , devait être coloré en pâte et pourraient donc faire sans la couche colorée de la peinture . En fait, le cours de plâtre cocciopesto ont une couleur rosâtre , en raison des agrégats de terracottae à la chaux blanche ; Cependant , il pourrait également être traitée avec des glaçures de couleurs , toujours dans le rouge.
Les mâchoires conservent les fresques des murs en second style pompéien.En ce type d’éléments de peinture comme plante avec pousses corniches et frises commencent à être peint à la place en stuc, de ce fait répéter , avec illusion d’optique intelligent de couleurs et de nuances , que pendant la premier style a été réalisé en relief. Par rapport au premier style , l’innovation est fourni par l’effet de trompe-l’œil qui est créé sur les murs , où, au lieu de la base sont peints au premier étage des podiums avec des colonnes de faux , des kiosques et des portes derrière lesquelles il y a des vues en perspective. Les deux diaetae sont peints en quatrième style pompéien raffiné dit illusionnisme prospective , s’établie à l’âge de Néron et se distinguait des autres par l’inclusion de l’architecture fantastiche.Il quatrième style se caractérise par une grande richesse , mais aucun élément nouveau . Il était en fait une reprise d’éléments et de formules décoratives déjà testées auparavant : retour à la mode , en fait, des imitations de marbre face , l’architecture de faux et de l’ornementation avec des lustres , figures ailées trompe-l’œil du second style caractéristique , mais aussi , plante tire, caractéristique du troisième style .

 

SPAGNOLO
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La Casa del Salone Nero

Spagnolo

El hogar del Salón Negro es considerado uno de los más lujosos de Herculano : en el interior se encontraron veinte tablillas de cera , que pertenece a L. Venidius Ennychus , donde se les dio la noticia de que su elegibilidad para Augustalis , el nacimiento de su hija y la ‘ compra de un esclavo ; este descubrimiento se supone que Ennychus podría ser o bien el propietario o un liberto que estaba a cargo de la casa.
Así como el resto de la ciudad , la casa fue enterrado bajo un barro durante la erupción del 79: las primeras investigaciones se iniciaron a petición de los Borbones en el siglo XVIII a través de los túneles , mientras que la exploración al aire libre se produjo en la primera mitad del siglo XX siglo , particularmente en el período comprendido entre 1933 y 1948 , aunque caracteriza por largos períodos de estasis.
Otras excavaciones se produjeron entre mayo y julio de 1961 y en los años setenta , cuando un grupo de arqueólogos canadienses estudiò la zona peristilio.La casa de Negro Hall tiene unas trescientas noventa y cinco metros cuadrados y se hace enteramente en opus reticulatum , con el ‘ añadido en algunas partes del opus incertum , mientras que el suelo es cocciopesto en la zona del atrio , a veces con la inclusión de mosaicos blancos y piezas de mármol en forma geométrica, y el mosaico en el peristilo y ambientes circundantes.
. La entrada al apartamento es directamente desde el decumanus y viene con un marco hecho de toba , un umbral de piedra caliza blanca y residuos de madera carbonizada dintel y las jambas de las puertas ; las mandíbulas conservan los frescos de las paredes en el segundo estilo . La casa presenta el vestíbulo sucesión , atrio, peristilo tablino : esto tiene que suelo de mosaico negro y columnas dispuesto de manera que las habitaciones podrían ser vistas al jardín.
La “sala de negro ‘ , en el lado oeste del peristilo , y los dos diaetae ( salas de estar ) están pintadas de ‘ cuarto estilo ‘ refinado : en la” sala de negro ‘ , con el blanco suelo de mosaico , se descubrieron una mesa de mármol y una lararium preciada ( quiosco ), de madera , con capiteles de mármol ( ahora en el Antiquarium ) .El cocciopesto es un material de construcción utilizado como un piso impermeable que cubre tanto internos como externos , sino también para el revestimiento de paredes.
Se compone de fragmentos de tejas (tejas o ladrillos ) minuciosamente machacados y fina de mortero de cal común. Que se presenta en varias capas, cada una con diferentes tamaños de grano, que son golpeados y varias veces húmedos . Los antiguos romanos lo llamaban Opus signinum , el término latino derivado de la ciudad de Segni ( Signa ) , cerca de Roma , donde, según las fuentes antiguas fue inventado. Una de las características del yeso de loza de barro, además de la capacidad de agarre incluso en entornos no en contacto directo con el aire ( la disponibilidad de agua ) , iba a ser de color en la pasta y por lo tanto podría prescindir de la capa de color de la pintura. De hecho el curso de yeso cocciopesto tiene un color rosado , debido a los agregados terracottae a cal blanca ; sin embargo, también puede ser tratado con los esmaltes de color, siempre en el rango rojo.Las mandíbulas conservan las paredes frescos en segundo estilo pompeiano.In este tipo de elementos como pintura planta con brotes cornisas y frisos comienzan a ser pintado en vez de estuco , por lo tanto repetir , con la ilusión óptica inteligente de colores y matices , que durante el primer estilo se realizó en relieve. En comparación con el primer estilo , la innovación es proporcionada por el efecto de trampantojo que se crea en las paredes, donde en lugar de la base están pintados primer piso podios , falsas columnas , quioscos y puertas detrás de las cuales hay vistas en perspectiva . Los dos diaetae están pintadas en cuarto estilo pompeyano refinado dijo prospectivo ilusionismo , se estableció en la edad de Nero y se distingue de los demás por la inclusión de una arquitectura fantástica.
El cuarto estilo se caracteriza por una gran riqueza, pero ningún elemento nuevo . De hecho, fue un renacimiento de elementos decorativos y fórmulas ya probadas anteriormente: nuevamente de moda , de hecho , imitaciones de revestimiento de mármol , la arquitectura y la ornamentación falsa con candelabros , figuras aladas trampantojo del segundo estilo característico , sino también , planta dispara, característica del tercer estilo ..

 

GEOGRAFIA

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La Casa del Salone Nero

Diritto

Il marchio

Tra le varie botteghe che affacciavano sul Decumano massimo,vi è una bottega che presenta un’insegna rappresentante la figura di Semo  Sancus che viene spesso identificato con Ercole. La bottega era forse una caupona (locanda), dove si servivano bevande e cibi: nelle città romane era usuale pranzare (prandium=pasto di mezzogiorno) fuori casa.Nella parte sottostante,vi è un dipinto,con la scritta  Ad cucumas e la raffigurazione di 4 anfore,dette cucumae,che riporta il prezzo per ogni singola qualità di vino venduto.Vi è infine un’altra bottega con soppalco di legno  accessibile  mediante una scala di legno,dove si possono ammirare delle merci ancora imballate ed una serie di vasellame vitreo con il marchio di fabbrica impresso.Il marchio è il segno distintivo che viene applicato  al prodotto e alla merce dell’impresa.I marchi possono essere emblematici,nominativi e denominativi.La funzione del marchio è garantire la qualità e la provenienza  del prodotto da una determinata impresa.Il marchio di fabbrica viene apposto sul prodotto dallo stesso che l’aveva fabbricato.Il marchio per ricevere la tutela giuridica  deve essere originale,veritiero,lecito,deve avere il carattere della novità e non deve costituire violazione di un diritto d’autore altrui.

 

 

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ECONOMIA

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La Casa del Salone Nero

Economia

La casa del Salone Nero è una delle più lussuose ad Ercolano.Il pilastro all’ingresso reca dipinta l’insegna, che raffigura quattro brocche (cucumae, il nome si è conservato in alcuni dialetti) di colore diverso, con le bevande che qui si vendevano e l’indicazione del prezzo del vino..Infatti abbiamo i seguenti prezzi:4 assi,3 assi,4 assi,2 assi. Il vino più buono costava 4 assi mentre quello scadente solo 2.Quest’ultimo si poteva riconoscere dal colore diverso dell’anfora.

L’ingresso conserva stipiti, architrave e parte del portone in legno carbonizzato. Su una semicolonna del peristilio, presso il tablino, fu graffito il prezzo (undici assi) per lo spurgo di un pozzo nero: exemta ste(r)cora a(ssibus) XI.

Inoltre il pannello in basso con iscrizione in lettere rosse NOLA è l’annuncio per uno spettacolo: vi si legge, cosa eccezionale, anche il nome di chi l’ha scritto: scr(i)ptor Aprilis a Capua.Questo  ritrovamento può essere considerato come il primo strumento di comunicazione (oggi lo definiamo marketing), in quanto publicizzava i diversi spettacoli nella zona.La scritta ci fa capire che in quel periodo a Nola c’erano i gladiatori,cioè i personaggi  che giravano per le città a pubblicizzare e scrivevano il nome li dove c’erano gli spettacoli.Oggi definiamo il marketing come  il processo che pianifica e realizza la progettazione, la politica dei prezzi, la promozione e la distribuzione di idee, beni e servizi volti a creare mercato e a soddisfare obiettivi di singoli individui e organizzazioni.

 

 

 

MATEMATICA

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La Casa del Salone Nero

Matematica

24 agosto 79 d.c. L’eruzione del Vesuvio

Il 24 agosto dell’anno 79 d.C. il Vesuvio si risvegliò segnando nella storia della vulcanologia la più conosciuta e spettacolare eruzione che rase al suolo le città diPompei ed Ercolano.

Una tragedia che venne preceduta nel 62 d.C da un violento terremotopremonitore che causò nell’area vesuviana il crollo di alcuni edifici e seri danni colpirono anche Napoli e Nocera. All’epoca l’accaduto non fu collegato all’attività eruttiva del Vesuvio ed è per questo che durante il periodo successivo alla catastrofe le case vennero ricostruite e la vita dei cittadini riprese in piena tranquillità. Diciassette anni dopo, precisamente tra il 20 e il 24 agosto, un forte sciame sismico colpì ancora una volta l’area vesuviana. Anche in questo caso gli abitanti ormai abituati al tremolio della terra non si lasciarono influenzare dalle scosse e ignari di tutto continuarono ad affollare Pompei ed Ercolano che il 25 agosto del 79 d.C furono completamente sepolte sotto metri di cenere e lapilli.

Il risveglio del Vesuvio avvenne in tre fasi. La prima si ebbe intorno alle ore 13,00 del 24 agosto quando si aprì un condotto vulcanico dopo il contatto tra il magma e l’acqua che scatenò una serie di esplosioni. Nella seconda fase sopra al vulcano si formò una colonna di gas che oscurò il sole e che fu accompagnata da ceneri e pomici bianche e grigie. Infine nell’ultima fase, avvenuta nella tarda mattinata del 25 agosto, si portò a compimento la distruzione delle città circostanti. Tra boati, cenere e lapilli qualcuno cercò di allontanarsi dalla città altri invece si limitarono a trovare riparo nelle proprie abitazioni. A Pompei poco dopo l’eruzione centinaia di persone morirono soffocate per i gas tossici, per il calore o uccise dal crollo dei tetti. A Ercolano invece la tragedia si consumò in particolar modo nella notte e alle prime ore del mattino del 25 agosto quando dopo un’apparente pausa dell’attività eruttiva in molti preferirono tornare alle proprie case. Il materiale magmatico arrivò però in città con una velocità vicina ai 100 km orari e non risparmiò niente e nessuno compresi i pochi che provarono a salvarsi in mare i quali vennero travolti dalle fiamme e dall’acqua che iniziò a bollire. Dopo circa 25 ore di eruzione e duemila morti Ercolano, Pompei e gran parte di Stabia cessarono di esistere. L’eruzione del 79 d.C, chiamata anche “eruzione pliniana”, venne descritta trent’anni dopo in due lettere indirizzate a Tacito scritte da Plinio il Giovane che visse in prima persona la tragedia: “Si elevava una nube, ma chi guardava da lontano non riusciva a precisare da quale montagna: nessun’altra pianta meglio del pino ne potrebbe riprodurre la forma. Infatti slanciatosi in su in modo da suggerire l’idea di un altissimo tronco, si allargava poi in quelli che si potrebbero chiamare dei rami”.

La data dell’eruzione sarebbe inoltre documentata nelle stesse lettere di Plinio il Giovane dove si può leggere “nonum kal. septembres”, ovvero 9 giorni prima delle Calende di settembre (24 agosto). Dopo secoli da quel disastroso evento gli archeologi a seguito del ritrovamento di frutta secca carbonizzatabracieri e vinoin fase di invecchiamento, ipotizzano che la catastrofica eruzione sia addirittura avvenuta in autunno, precisamente il 24 ottobre di quello stesso anno.

Oggi è possibile vedere lo spettacolo dell’eruzione del Vesuvio in 3D al Museo Archeologico Virtuale di Ercolano.

Il terremoto  del 1980

 

Il 23 novembre del 1980, alle ore 19:34, un forte terremoto (magnitudo 6.9) colpì una zona dell’Appennino Campano-Lucano, un’area estesa tra le province di Avellino, Salerno e Potenza.

e reti di monitoraggio e i sistemi di trasmissione dati ci permettono oggi di determinare con precisione l’origine del terremoto (l’ipocentro) e la sua energia (la magnitudo) in pochissimi minuti. La sorveglianza sismica viene effettuata nella sala di monitoraggio dell’INGV da personale esperto che analizza in tempo reale le migliaia di terremoti che avvengono in Italia ogni anno. I dati delle localizzazioni automatiche (disponibili dopo 1-2 minuti dal terremoto) vengono inviati solo agli organi di Protezione Civile, per consentire di guadagnare qualche minuto prezioso in caso di forte terremoto. I dati che giungono alla nostra sala di monitoraggio vengono ricontrollati dai sismologi prima di essere diffusi (via web, twitter, ecc.).

In questi 33 anni, e in particolare negli ultimi 10, la Rete Sismica Nazionale è migliorata notevolmente sia nel numero di stazioni sismiche, sia nella qualità degli strumenti e dei dati che vengono rilevati, grazie anche ad importanti investimenti del Dipartimento della Protezione Civile (DPC) e del Ministero della Ricerca (MIUR). I dati di oltre 400 stazioni sismiche sono oggi analizzati in tempo reale nella sala di monitoraggio dell’INGV. Ciò consente di studiare un numero elevatissimo di terremoti per capire le caratteristiche delle nostre faglie attive. Ogni anno la rete INGV ne localizza tra i 10000 e i 20000. È possibile visualizzare l’evoluzione della rete di monitoraggio sismico dal 1980 in questa storymaps.

Tale evoluzione ha permesso di localizzare molti eventi sismici che tuttora avvengono nell’area del terremoto del 1980. Guardando le mappe con la sismicità registrata da allora, di 5 anni in 5 anni, si nota un notevole aumento degli eventi localizzati per effetto del miglioramento della rete, soprattutto dal 2005-06.

Il grafico sotto mostra i tempi di comunicazione dei dati sui terremoti dalla sala di monitoraggio dell’INGV: il 90% dei dati viene elaborato e diffuso tra i 5 e i 20 minuti dopo ogni terremoto (il protocollo con il Dipartimento della Protezione Civile prevede due comunicazioni preliminari a 2 e 5 minuti e la comunicazione definitiva entro 30 minuti). In questo modo l’area epicentrale è subito nota e le operazioni di soccorso possono essere avviate molto rapidamente. Nel giro di pochi minuti l’INGV produce anche le mappe di scuotimento atteso (le cosiddette shake maps) che identificano ancora più precisamente cosa potrebbe essere accaduto nella zona colpita dal terremoto. I dati definitivi della localizzazione del terremoto vengono inviati anche via Twitter da @INGVterremoti.

Tempistica delle comunicazioni al DPC e al pubblico dei dati sui terremoti. Il picco della distribuzione indica più o meno la media (circa 10 minuti) del tempo necessario ai sismologi in turno per ricalcolare le coordinate ipocentrali e la magnitudo. Le localizzazioni automatiche sono disponibili in 2 minuti circa.

Negli anni ’80 e ’90 ci furono accese discussioni scientifiche tra geologi e sismologi per spiegare il terremoto del 1980. I dati sismologici, non solo italiani ma mondiali, indicavano indiscutibilmente un tipo di movimento della faglia responsabile del terremoto di tipo “estensionale” o “normale”. Si iniziava a capire che l’Italia peninsulare era soggetta a uno “stiramento” dal Tirreno all’Adriatico. Questa osservazione, basata sui dati sismologici, contrastava con le conoscenze geologiche dell’epoca, che identificavano l’Appennino come una catena a pieghe e faglie, nata da un processo di compressione crostale. Nei trent’anni a seguire, i dati sismologici dei maggiori terremoti della catena appenninica confermarono che il processo attivo prevalente è proprio l’estensione della penisola in senso nordest-sudovest: Gubbio e Abruzzo nel 1984, Umbria-Marche nel 1997, L’Aquila nel 2009. I dati satellitari (GPS), disponibili per gli ultimi dieci anni, hanno poi confermato questa ipotesi e permesso di quantificarne l’entità: il processo di “allargamento” avviene con valori di pochi mm/anno, tipicamente 5-6. Sembra poco, ma su una scala dei tempi geologici non lo è: tra 1000 anni l’Italia sarà larga qualche metro in più; tra 1 milione di anni alcuni chilometri.

Il terremoto del 1980 può anche essere considerato l’inizio della paleo-sismologia in Italia. Fu infatti il primo terremoto italiano ad aver prodotto un’evidente fagliazione superficiale, con spostamento fino a 1 metro dei due blocchi crostali.

Scarpata di faglia prodotta dal terremoto del 1980 sul Monte Carpineta nei pressi di Colliano, in provincia di Salerno.

L’analisi integrata dei dati sismologici, storici, geodetici e paleosismologici ha permesso di capire che, mentre sulle singole faglie i tempi di ritorno dei forti eventi sismici sono dell’ordine del migliaio di anni, i tassi di deformazioni sono tali da determinare terremoti ogni 300 anni circa. Questo significa che le faglie attive sono numerose e ancora oggi probabilmente non le abbiamo identificate tutte. C’è ancora molto da fare.

Terremoti complessi

Nonostante i dati sismici del 1980 fossero scadenti, i sismologi riuscirono a ricavarne informazioni preziose sul processo di faglia che aveva caratterizzato il terremoto irpino. Per la prima volta si riconobbe la complessità del fenomeno: non fu un unico evento a rompere la crosta terrestre dalla profondità di 15 km fino alla superficie, ma almeno tre “sub-eventi” che nell’arco di meno di un minuto avevano rotto tre segmenti di faglia vicini. Si calcola che si trattò di tre terremoti di magnitudo intorno a 6.4-6.6, la cui magnitudo totale era pari a 6.9. In pratica come se tre terremoti forti, tutti più forti di quello dell’Aquila, si fossero verificati nell’arco di 40 secondi nella stessa zona (un terremoto di magnitudo M6.9 è otto volte più grande di uno con M6.3).

Descrizione del processo di rottura dei segmenti di faglia che hanno
generato il terremoto del 23 novembre 1980.

Negli anni successivi abbiamo imparato che la maggior parte dei terremoti italiani (e non solo) si sviluppano in modo analogo, anche se le differenze in tempo tra “sub-eventi” possono essere di ore, giorni, mesi o anni. A Colfiorito (Umbria-Marche 1997) passarono 9 ore tra la prima e la seconda scossa forte, in Friuli nel 1976 alcuni mesi, in Abruzzo (Val Comino 1984) quattro giorni (7 e 11 maggio). Una delle sfide della sismologia è proprio quella di capire il motivo di questa complessità: come si parlano le faglie? Da cosa dipendono questi ritardi così diversi? Qual è il ruolo delle proprietà delle rocce e dei fluidi ospitati nelle fratture profonde? Purtroppo le zone dove si originano i terremoti sono inaccessibili agli strumenti. Possiamo solo studiare il processo da lontano (con i sismometri in superficie, con i satelliti dallo spazio), o attraverso esperimenti in laboratorio su campioni di roccia grandi pochi centimetri.

 

 

 

 

 

 

Scala Richter

La scala ideata dal sismologo statunitense Richter, che classifica la cosiddetta magnitudo di un terremoto, intende fornire una valutazione più oggettiva e consente di conoscere la quantità di energia liberata dalla scossa e la sua distruttività. Si ottiene misurando l’ampiezza delle oscillazioni del suolo registrate dai sismografi. Ha come punto di partenza, grado zero, il terremoto che produce un sismogramma di ampiezza massima uguale a un millesimo di millimetro, registrato da un sismografo che si trova a 100 chilometri di distanza dall’ epicentro.
L’energia liberata cresce all’aumentare della magnitudo: una unità in più nella scala significa un’energia trenta volte più grande e corrisponde a un’ ampiezza di oscillazione dieci volte più grande.

Decumano

Negli accampamenti e nelle città romane si chiamava cardo la strada che li attraversava da nord a sud (in latino cardo significa polo, punto cardinale). Il cardo si intersecava con il decumano, cioè le strada che attraversava l’accampamento o la città in direzione est-ovest. Cardo e decumano dividevano l’accampamento in quattro parti chiamate quartieri: questa parola ha assunto in seguito il significato di nucleo autonomo all’interno di un agglomerato urbano.

Estensione del terremoto ad Ercolano